RUMORE NEGLI AMBIENTI DI LAVORO: MISURARE E PROTEGGERSI PER PREVENIRE MALATTIE PROFESSIONALI

By : Ing. Marco Mascarino 15 Aprile 2021

Il rumore in ambito lavorativo è notoriamente la causa di una tra le più comuni malattie professionali: l’ipoacusia (o sordità). Poco prima degli anni 2000, mettendo a confronto i dati europei, l’ipoacusia da rumore rimaneva la prima causa di malattia professionale in Italia, Germania, Austria e Portogallo, la seconda causa in Svizzera, la terza causa in Danimarca, Spagna e Francia.
In Italia, tuttavia, grazie ad un percorso di prevenzione iniziato con il D.Lgs. 277/1991 e proseguito con l’introduzione del Testo Unico della Sicurezza (D.Lgs.81/2008) si riscontra una progressiva e costante diminuzione di questa malattia invalidante, sia in termini assoluti che relativi (dati INAIL 2017)

In termini percentuali l’ipoacusia rappresenta oggi meno dell’8% del totale delle malattie professionali riconosciute in Italia, derivante principalmente da attività svolte nei settori industriali e delle costruzioni.

Questo incoraggiante successo è frutto di una legislazione che ha messo al centro le fondamentali attività di misurazione del rumore e valutazione dei livelli di esposizione personale dei lavoratori e delle conseguenti misure di prevenzione e sensibilizzazione dei lavoratori attraverso la formazione.

La Valutazione del rischio rumore è, ai sensi di legge, una valutazione di rischio specifico parte integrante del più generale Documento di Valutazione dei Rischi, a sua volta architrave della gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Essa prevede, laddove non sia possibile escludere il rischio per manifesta assenza di sorgenti sonore significative, una prima attività di misurazione delle singole sorgenti sonore (impianti, macchine, attrezzature manuali) per mezzo di strumenti fonometri integratori, ed una successiva indagine mirata a stimare il Livello di picco (Lpeak) e il Livello di Esposizione medio giornaliero (LEX8h) o settimanale (LEXw) di ciascun lavoratore attraverso la stima dei tempi di esposizione.
In pratica il LEX è valutato “incrociando” i livelli di rumore delle sorgenti cui è esposto il lavoratore nella giornata (o nella settimana) tipo con i relativi tempi di esposizione a ciascuna sorgente sonora, con lo scopo di ottenere un valore medio pesato di esposizione espresso in dB(A).

Il risultato della valutazione è l’inserimento di ciascun lavoratore in fasce di rischio di esposizione al rumore, variabili tra rischio non rilevante, condizione in cui si trovano i lavoratori con LEX< 80 dB(A), e rischio massimo, vale a dire con LEX > 85 dB(A), che comporta obbligo di utilizzo di Dispositivi di Protezione Individuale e Sorveglianza Sanitaria da parte del Medico Competente aziendale.

La Valutazione del Rischio Rumore, al pari delle altre valutazioni degli agenti fisici, deve essere aggiornata ogni 5 anni.

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Categories: D.Lgs. 81/08, Rumore

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